
Il particolare legame tra Annigoni e il paese di Stia.
Il maestro Annigoni ha trascorso molto tempo a Stia grazie alle amicizie che aveva in paese.

Il Fabbro (L’omino del ferro) e la Biennale Europea d’Arte Fabbrile
Stia(AR), Pinacoteca Comunale del Palagio Fiorentino
carboncino e sanguigna. In basso la scritta autografa: “Al comune di Stia plaudendo alla significativa iniziativa”
I primi contatti del Maestro Annigoni con la cittadina di Stia in Casentino ebbero luogo a seguito dell’amicizia che l’Artista aveva instaurato con il suo dentista personale, Renato Gagnoni, il quale esercitava con successo la propria attività professionale a Firenze.
Annigoni, spesso ospite del Gagnoni nella sua abitazione di Piazza Tanucci a Stia all’interno di un bel palazzo storico al centro del paese, ebbe l’occasione di conoscere questa località con i suoi angoli caratteristici, le sue atmosfere, i suoi ristoranti tipici e naturalmente anche alcuni dei suoi abitanti.
Così, quando nel 1976 prese forma la prima edizione della “Mostra Mercato del Ferro Battuto”, sorse spontanea l’idea di chiedere al grande Maestro Annigoni un bozzetto da adottare come simbolo della manifestazione.
Una delegazione di Stia, formata dal Sindaco Vittoriano Frulloni e dal Presidente della mostra Pier Luigi della Bordella, accompagnati dalla ragioniera comunale Vivetta Santolini e dall’antiquario Lorenzo Lorenzoni, si recò a tal fine a Firenze per formulare la proposta direttamente al Maestro. Questa venne prontamente e generosamente accolta da Annigoni, se mai ci fosse qualche dubbio al riguardo e, poco tempo dopo, la splendida e significativa opera fu pronta, non priva della dedica del Maestro: “Al Comune di Stia plaudendo alla significativa iniziativa”
Pietro Annigoni volle recarsi a Stia per consegnarla di persona al Sindaco durante una semplice cerimonia nella sala consiliare alla presenza delle autorità e di una numerosa rappresentanza della comunità locale.
Nasceva così “L’omino del ferro”, come verrà affettuosamente chiamata la figura che taluni abitanti di Stia ritengono di poter identificare in una persona realmente esistita e che, appunto, faceva il fabbro: il Benucci, detto Pellegro. Il Maestro avrebbe potuto notarlo benissimo dal momento che Pellegro aveva la fucina dietro l’abitazione dove Annigoni risiedeva quando soggiornava in paese.
”L’omino del ferro” sarebbe dunque diventato, dal 1976, l’emblema, riconosciuto ovunque, della ”Biennale Europea d’Arte Fabbrile”, attualmente la più importante rassegna del settore in Italia ed una delle principali in Europa.
La circostanza curiosa è che, mentre l’immagine del Fabbro è ormai quasi universalmente nota e adottata periodicamente durante tutte le edizioni della Biennale, l’originale dell’opera non è mai stata esposta al di fuori della Pinacoteca Comunale presso il Palagio Fiorentino di Stia dove è abitualmente conservata.

L’amicizia tra Pietro Annigoni e Stia sarebbe continuata nel tempo, ulteriormente rinsaldata con affresco, raffigurante San Francesco, realizzato sopra una delle vecchie porte di accesso a Piazza Tanucci.

